CW, parlando dei pericoli connessi al riscaldamento globale del pianeta, vuole contribuire allo sviluppo delle coscienze per mettere in luce le responsabilità che la nostra società ha rispetto a questo fenomeno.
Ristabilire le giuste distanze tra uomo e natura, tra caldo e freddo, è il nostro principale obiettivo.
Prendo spunto da una segnalazione ricevuta in merito al video che seguirà per scrivere un post su questo argomento che ho già avuto modo di trattare in passato nei miei studi.
Sto parlando delle teorie di Jeremy Rifkin, grande economista statunitense, caratterizzato da un impegno responsabile verso la tematica ambientale (tra le altre cose).
Rifkin analizza la situazione mondiale ponendo attenzione al settore dell'energia, affermando che, visto che ormai la Seconda Rivoluzione Industriale basata sul petrolio volge verso l'epilogo, la svolta che i governi di tutto il mondo dovrebbero intraprendere per il futuro è fondata su una nuova concezione dell'energia e del modo di distribuirla.
Non più fornitura di energia top down, la cui produzione è legata a fonti esauribili (petrolio, uranio etc), ma una rivoluzione energetica che veda nei meccanismi del web 2.0 la propria essenza. Una rivoluzione energetica "distribuita" che sia votata alle energie rinnovabili e che permetta il rilancio economico dell'Europa, oltre a contribuire a "salvare il Pianeta".
Tale rivoluzione sarà basata su TRE PILASTRI fondamentali:
1) Energia Rinnovabile: solare, eolico, idroelettrico, geotermico, moto ondoso e biomasse;
2) Tecnologie d'accumulazione: l'idrogeno costituirà il vettore che garantirà una fornitura stabile ed affidabile di questo tipo di energia;
3) Reti Intelligenti: si tratta della riconfigurazione delle reti energetiche secondo gli schemi di Internet per permettere alle imprese e all'utenza privata di produrre la propria energia e di scambiarla.
Nel video che segue, realizzato in collaborazione col blog di Beppe Grillo, l'economista americano parla anche del caso italiano, mostrando come nel nostro Paese sia ancor più facile realizzare l'Economia all'Idrogeno e sottolineando le cause per le quali il nucleare in Italia (e in generale nel mondo) non è invece una scelta giusta e lungimirante.
Il video dura pochi minuti. Vale la pena dargli un'occhiata attenta.
Oggi, studiandomi delle carte sulla CSR (Corporate Social Responsibility - Responsabilità Sociale d'Impresa), mi sono imbattuto in questo aforisma che, oltre a far intendere cosa significhi Sviluppo Sostenibile, porta anche a riflettere sulle nostre azioni:
Non abbiamo ricevuto in eredità la Terra dai nostri padri,
ma l'abbiamo presa in prestito dai nostri figli.
Per chi non sapesse cosa significhi Sviluppo Sostenibile, esso rappresenta quel tipo di sviluppo che si preoccupa di soddisfare le esigenze delle generazioni attuali, senza per questo andare ad inficiare la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni.
Tale concetto apparve per la prima volta nel Rapporto Brundtland delle Nazioni Unite nel 1987, ed oggi, legato a variabili economiche e sociali, rappresenta una sorta di diktat morale nella definizione delle strategie politiche ed economiche di organismi internazionali, stati e imprese.
Spesso, purtroppo, l'attuazione di tali strategie rimane imbrigliata tra le righe di queste definizioni senza portare ad una reale modificazione dei processi di governo e di operatività da parte dei soggetti soprindicati, requisito indispensabile, invece, per arrivare a risultati concreti di successo.
La convenienza e la tangibilità dell'hic et nunc porta all'elaborazione di strategie di brevissimo termine che comportano una visione inevitabilmente miope e menefreghista verso coloro i quali si troveranno a solcare le nostre orme in futuro.
Il fatto che gli effetti futuri di una modalità di sviluppo NON sostenibile si stiano attualizzando sempre più, il fatto che, sempre più, futuro significhi oggi, spero che serva ad aprire gli occhi sulla rotta che ha intrapreso il nostro sistema capitalistico, cui soggiace la struttura socio-politica mondiale, e sul fatto che è necessario cambiare destinazione.
E' necessaria la critica, perchè senza di essa tutto, anche ciò che di più inaccettabile esiste, risulta normale.
Vi ricordate la campagna (spot cinema + affissioni) promossa da ACEA col sostegno della creatività dell’agenzia JWT Roma, apparsa lo scorso anno nella capitale?
In pratica, tale campagna era tesa a sensibilizzare sul valore inestimabile dell’acqua attraverso immagini molto evocative accompagnate dal pay-off “L’acqua è una tua ricchezza. Non buttarla”.
Fin qui, tutto bene: iniziativa degna di lode e da prendere come esempio.
Se non fosse che poi, camminando per le strade di Roma, ci si accorge di come queste comunicazioni rivolte ai cittadini non trovino una base solida nell’effettivo comportamento di chi di quel messaggio si fa promotore.
Mi riferisco al terribile spreco d’acqua comportato dai “nasoni”, le tipiche fontanelle pubbliche romane che erogano acqua ininterrottamente, giorno e notte.
Chiunque sia stato almeno una volta a Roma si sarà accorto di quanto capillare sia la presenza di suddetti “punti di ristoro”. Si stima infatti che il numero dei nasoni della capitale sia superiore a 2.500.
Ora provate a pensare a quanta acqua si potrebbe risparmiare se solo si adottassero dei regolatori di flusso per queste fontanelle pubbliche, se solo queste si potessero attivare nel momento in cui si vuole bere e chiudere subito dopo.
Risale ad un paio di anni fa la replica di ACEA a chi ha sollevato questo problema.
Pare che l’azienda principale gestore dei servizi idrici in Italia, abbia risposto affermando che il flusso continuo dei nasoni non costituisce uno spreco, ma, al contrario, una scelta utile poichè:
genera effetti benefici sull’igiene cittadina contribuendo ad evitare la stagnazione dell’acqua nelle condotte durante la notte, quando la richiesta dalle abitazioni si riduce notevolmente e consente di mantenere una costante fluidità nelle condotte fognarie, impedendo (soprattutto nella stagione estiva) il formarsi di cattivi odori;
rende l'acqua più facilmente accessibile ai bambini, a coloro che hanno difficoltà ad usare le mani per manovrare i rubinetti e perfino ai numerosi animali (cani, gatti, uccelli) che popolano la città;
l'acqua dei nasoni viene riutilizzata, in alcuni casi, anche per innaffiare le aree verdi della Capitale.
Inoltre, ed è questo che mi lascia perplesso, il comunicato continuava dicendo che il reale spreco d’acqua è assai limitato (ACEA parla di meno dell’1% del totale dell’acqua immessa in rete).
Ora, sinceramente mi sembra molto strano che di tutta l’acqua erogata da queste fontanelle sia solo l’1% ad andare disperso, ma comunque, ammettendo che sia così, non fa parte della nostra ricchezza anche quell’1% di acqua?
Io credo che quando un terzo della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua potabile, e quando ci sono stime che indicano che nel 2025 addirittura 1,8 miliardi di persone vivrà in Paesi o zone caratterizzate da assoluta mancanza d’acqua e che oltre due terzi della popolazione mondiale probabilmente si troverà a fronteggiare criticità legate a questo fattore di vita, anche un 1% di acqua sprecata sia un delitto inaccettabile.
E’ necessario che a contribuire alla sostenibilità siano tutte le persone, ma, in primis, quei soggetti che gestiscono tali risorse limitate e indispensabili come, appunto, l’acqua. In virtù del ruolo che giocano nella società devono porsi come modelli in tutto e per tutto.
Quindi, SI’ alla sensibilizzazione, ma preceduta e seguita da comportamenti coerenti!
Lo scorso 5 giugno, in occasione del World Environment Day, l'ONU ha pubblicato per mano dell'UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente) un interessantissimo libro intitolato "Kick the CO2 Habit: the U.N. Guide to Climate Neutrality".
Il volume, di circa 200 pagine, si rivolge a tutti, governi, imprese e singoli individui, con l'obiettivo di far capire, attraverso molti consigli concreti, che un piccolo sforzo e pochi sacrifici possono essere di grandissima importanza per ridurre il nostro impatto sui cambiamenti climatici. Tutti DOBBIAMO far parte questa "missione".
Recita infatti Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, nell'introduzione al libro:
"La dipendenza è una cosa terribile. Ci consuma e ci controlla, ci fa negare importanti verità e ci acceca non facendoci vedere le conseguenze delle nostre azioni. La nostra società è nella morsa di una pericolosa abitudine legata ai gas serra. [...] Il messaggio fondamentale di "Kick the Habit – A UN Guide to Climate Neutrality” è che siamo tutti parte della soluzione. Che tu sia un individuo, un'impresa, un'organizzazione o un governo, ci sono molti passi da fare per ridurre il tuo impatto sul clima. E' un messaggio importante che tutti dobbiamo prendere a cuore."
Dunque un documento che non va ad aggiungersi ai soliti discorsi poco concreti che spesso si sentono. Finalmente delle vere e proprie "best practices" da adottare nelle singole azioni quotidiane.
Il messaggio che il libro trasmette fa apparire come queste azioni debbano essere pesate molto di più da tutti gli "attori" del pianeta: non dobbiamo vivere di abitudini, ma pensare sempre a quello che facciamo. E basta poco per metterlo in pratica, per fare del bene a noi stessi e a tutta la collettività.
Infatti, chi l'avrebbe mai detto, ad esempio, che usare uno spazzolino normale invece che uno elettrico ci avrebbe fatto respirare meglio? O che in realtà correre su un tapis roulant, invece di contribuire alla nostra forma fisica, ci avrebbe tolto aria pura da respirare?
Vi mettiamo qui il link al testo integrale del libro che è possibile scaricare gratuitamente in PDF.
Sappiamo che molti di voi non avranno il tempo di leggerlo tutto, ma dategli un'occhiata ogni tanto, e mettete in pratica quei preziosi insegnamenti.
Per i più pigri, cercheremo di scrivere di tanto in tanto dei post appositi in cui riporteremo alcuni di questi insegnamenti tratti dal libro.
Così nessuno avrà più scuse o potrà dire di non sapere in che modo dare un calcio all'abitudine.
Ah, è scontato che dovete diffondere il più possibile quanto imparate al fine di rendere cosciente anche chi ancora ha gli occhi bendati.
E' di ieri la notizia di un guasto in una centrale nucleare di Krsko, in Slovenia, che per alcune ore ha tenuto tutta Europa in stato d'allarme.
Proprio nei giorni in cui il governo italiano sembra sempre più deciso nella sua politica volta all'adozione del nucleare come risorsa energetica in grado di rilanciare l'economia del Bel Paese (potete trovare un post al riguardo qui).
L'allarme è comunque rientrato dopo alcune ore e la centrale, giudicata comunque NON sicura, riprenderà la sua attività il 10 giugno. Qualsiasi pericolo per la popolazione è quindi scongiurato, ma questo non toglie che la notizia del guasto abbia fatto preconizzare l'ombra di una nuova Chernobyl.
Dicevamo, proprio nei giorni in cui l'Italia sembra tesa con convinzione verso il nucleare...
L'episodio di Krsko è solo la concretizzazione (per fortuna non realizzatasi in toto) di tutte quelle analisi, volte a sottolineare i pericoli associati a questa tecnologia, che anno dopo anno popolano i dibattiti mondiali in materia energetica.
E dev'essere un monito! Bisogna dire NO AL NUCLEARE ed investire in tecnologie non solo più sicure, ma anche più "verdi".
Le alternative ci sono, bisogna crederci e smettere di pensare a breve termine. Il futuro non è il nucleare.
Qui potete trovare il testo dell'articolo apparso ieri su Repubblica.it sull'incidente in Slovenia.