Come volevasi dimostrare, anche questa volta, al G8 giapponese hanno prevalso le chiacchiere invece che un impegno concreto verso la definizione di obiettivi significativi relativi alla riduzione delle emissioni che contribuiscono al riscaldamento del pianeta.
Già timide e insufficienti erano apparse l’altro ieri, del resto, le posizioni in materia ambientale che i più potenti Stati del globo avevano assunto, senza peraltro porre le basi per obiettivi di breve-medio termine, orientandosi invece solo verso un vago dimezzamento delle emissioni entro il 2050 che passasse per il coinvolgimento di tutti a livello globale.
Il vertice allargato di ieri, poi, che aveva visto i “Grandi 8” coinvolgere le cinque maggiori economie emergenti, Cina ed India in testa, al tavolo delle discussioni sui cambiamenti climatici, non ha fatto altro che avvalorare la sensazione che questo G8 sia stato, di fatto, inutile ed inconcludente.
Tutte le buone (viene da ridere) intenzioni emerse il giorno precedente si sono infatti scontrate col secco rifiuto dei due Paesi asiatici di adottare misure forti di riduzione delle emissioni a causa del timore di un rallentamento della propria crescita economica. Questa posizione è dovuta - commentano le due economie emergenti - al fatto che il G8 chieda troppo e dia poco. Infatti Cina ed India abbraccerebbero una politica globale sul clima solo a patto che i leader mondiali diano un segnale molto più forte di quanto fatto fin’ora, andando a ridurre almeno dell’80% le proprie emissioni per il 2050 e, soprattutto, basando tale impegno su una strategia che passi attraverso degli obiettivi di medio termine nell’ordine del 25-40% entro il 2020.
È comprensibile la posizione di tali Paesi del Sol Levante, che stanno vivendo oggi la propria rivoluzione industriale e hanno il diritto a quella crescita che l’Occidente ha conosciuto un secolo prima. Paradossalmente proprio questi stati si dimostrano, comunque, tra i più sensibili alla tematica del global warming, mentre i G8, a quanto pare, cercano in tutti i modi di dilatare il tempo degli interventi e soprattutto non si impegnano come dovrebbero, e come richiedono i Paesi di nuova industrializzazione, nel ridurre quel fenomeno di cui sono stati i maggiori responsabili nel passato.
Di fatto, così, le tiepide proposte emerse l’altro ieri, che più che un impegno costituivano una visione condivisa, si sono sgretolate lasciando il posto a propositi vaghi di riduzione delle emissioni a lungo termine.
Insomma, proprio quei soggetti che dovrebbero dare l’esempio e favorire un accordo condiviso tra le varie parti, anche in vista del summit del prossimo anno delle Nazioni Unite a Copenhagen dove si stabiliranno gli impegni da rispettare globalmente sulla questione climatica, vanno invece a confondere le acque e a ritardare soluzioni ormai non prorogabili ulteriormente.
Il problema è che se non assumono loro un ruolo di guida, chi lo deve fare? L’economia ha reso davvero così ciechi e irresponsabili gli uomini?
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Lo scorso 3 luglio, in vista del G8 che si sta svolgendo in questi giorni ad Hokkaido (Giappone), il WWF, con la collaborazione di Allianz, ha pubblicato il rapporto G8 Climate Scorecards, una sorta di barometro sulle politiche di lotta ai cambiamenti climatici delle otto maggiori potenze industriali della terra (USA, Canada, Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Giappone, Russia) e delle cinque economie emergenti: Brasile, India, Cina, Messico, Sudafrica.
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"Il clima sulla terra sta cambiando, ma tardano decisioni condivise ed efficaci della politica per contrastare questa emergenza planetaria. Spetta dunque a noi sollecitarle e soprattutto operare una conversione di civiltà che fermi la febbre del Pianeta.
Possiamo farlo ripensando il modo di produrre energia, di consumarla per muoverci, abitare, lavorare senza dilapidare le risorse comuni quali l'acqua, l'aria, la vita sulla Terra.
Ci mettiamo in "Marcia per il Clima" organizzando a Milano il 7 giugno una grande manifestazione nazionale promossa da un'ampia alleanza delle associazioni italiane."
Non ci sono migliori parole per promuovere questa manifestazione che si svolgerà a Milano dopodomani.
Un'ulteriore contributo che Legambiente, insieme a molte altre associazioni italiane sensibili alla tematica del riscaldamento del pianeta, offre alla causa ambientale.
Chi è di Milano o ha possibilità di andarci è importante che partecipi. Ricordate che una persona in più che aderisce non rappresenta solo un'ulteriore voce di un coro sempre più numeroso, ma soprattutto una fonte preziosa di diffusione di questi principi di responsabilità ambientale che troppo spesso sono messi in secondo piano.
Potete trovare il programma della giornata nonchè ulteriori informazioni e l'elenco delle associazioni partecipanti qui.
Il prossimo 5 giugno, come avviene dal 1972, anno in cui venne istituita tale ricorrenza, si celebrerà il World Environment Day (Giornata Mondiale dell'Ambiente).